È universalmente riconosciuto che, nell’era moderna, distanze e confini stanno diventando sempre più irrilevanti e che, in un contesto globale, le differenze si stanno riducendo in continuazione. Ma il mondo è veramente tanto globalizzato quanto questa considerazione ci porterebbe a credere?
Negli anni ’70 era divenuta comune la convinzione che il mondo fosse un ‘villaggio globale’, concetto che descriveva cambiamenti sociali, culturali ed economici che gli sviluppi della tecnologia avrebbero prodotto. Oggi, la teoria seconda la quale “il mondo è piatto”, come conseguenza della globalizzazione, sostiene che il mondo si trovi all’inizio di una nuova era nella quale diventerà sempre più piccolo e i propri confini sempre più ravvicinati.
Secondo Thomas Friedman, giornalista del New York Times e autore del bestseller The Earth is Flat, la distanza non rappresenta più un ostacolo per un’impresa che voglia sbarcare in un nuovo mercato. Oggigiorno, la capacità delle persone di collaborare e competere a livello globale, attraverso enormi reti di fibre ottiche e tutti i tipi di applicazioni software, le ha praticamente trasformate in vicini di casa, diminuendo allo stesso tempo le differenze tra paesi industrializzati e paesi in via di sviluppo. Almeno in teoria, nulla può fermare un piccolo business dal competere e sconfiggere una grande organizzazione.
Non tutti condividono questa opinione. L’economista Pankaj Ghemawat, specializzato in globalizzazione e strategia, ha una visione diversa. Sostiene infatti che: “i dati dimostrano che il mondo non sia piatto, l’attività economica non è distribuita in maniera uniforme e c’è ampia prova del fatto che i confini limitano ancora gli investimenti”.
I suoi studi dimostrano che gli investimenti stranieri diretti sono stati meno del 10% nel periodo 2003-2005, e più del 90% degli investimenti fissi continuano ad essere locali. Lo stesso vale anche per i brevetti, le chiamate telefoniche e gli investimenti nel mercato azionario, dove il livello di internazionalizzazione è ancora non più del 10%. Nonostante Ghemawat ammetta che alcuni indicatori concernenti il commercio hanno raggiunto livelli storici, molte categorie che sono rappresentative della globalizzazione hanno sofferto di una battuta d’arresto, e sono al di sotto di ogni livello da loro raggiunto in passato.
Fonte di difficoltà
Ghemawat è fermamente convinto che “l’appiattimento” della terra potrebbe avere conseguenze negative. In primo luogo spinge un business a espandersi all’estero quando comincia a pensare che ha poco spazio di crescita localmente, e di conseguenza si crede che conquistare altri mercati sarà un’impresa di poco conto. A Coca Cola ci sono voluti degli anni per capire che non avrebbe ottenuto lo stesso livello di profitto, già conseguito negli Stati Uniti, nei mercati stranieri.
Il secondo problema si presenta di solito quando si arriva a scegliere il mercato nel quale espandersi. Una buona strategia potrebbe essere quella di ricordarsi i livelli di differenza ancora esistenti tra i diversi paesi. I sostenitori della teoria del “mondo piatto” basano le loro convinzioni quasi esclusivamente sulle dimensioni del mercato.
Un terzo pericolo che si insidia in quei business che sottovalutano l’importanza dei confini è la tendenza a replicare lo stesso modello di business in tutti i mercati, specialmente se ha avuto successo a livello locale. Il caso di Wall-Mart, che nel 2004 ottenne profitti in paesi vicini agli Stati Uniti, come il Canada, ma che non riuscì a ottenere un simile successo in regioni lontane quanto Germani e Argentina, è un esempio lampante del problema.
Prova ulteriore del fatto che il mondo non è piatto, sempre stando a Ghemawat, è la disparità salariale tra i paesi. Il Professore sostiene infatti che: “Se i confini fossero irrilevanti, e le stesse regole potessero essere applicate ovunque, i salari in India e negli Stati Uniti si equilibrerebbero all’istante, mentre in realtà nessuno sia aspetta che nulla di simile possa accadere nei prossimi 10 anni, e probabilmente nemmeno entro i prossimi 30”.
Generale vs particolare
Gli sviluppi che hanno avuto luogo lo scorso secolo in materia di information technology e comunicazione, insieme alla grande efficienza come riflesso della riduzione dei costi e dei prezzi, sono indiscutibili. Nessuno mette in dubbio che il mondo sia oggi un luogo più accessibile. Ciò nonostante, coloro che sostengono che le distanze, i confini e la diversità culturale facciano ancora la differenza, insistono sul fatto cha un mondo più vicino non significhi necessariamente un mondo più omogeneo. Che il dibattito abbia inizio.
___________________________________________________
Le 10 forze che secondo Friedman hanno “appiattito” il pianeta:
1. caduta del muro di Berlino
2. oscillazione di Netscape sul mercato azionario
3. tecnologie per il controllo dei flussi di lavoro
4. comunità cooperanti e auto regolate
5. outsourcing
6. offshoring
7. nuova catena di produzione
8. insourcing
9. catena di rifornimento personale
10. steroidi
|
|